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Istat: chimica e farmaceutica le industrie più performanti

02/05/2013

Il settore chimico e il settore farmaceutico sono tra i comparti "più performanti" della produzione nazionale nel periodo 2008-2010. A rivelarlo è l'Istat, che ha recentemente pubblicato il primo rapporto sulla competitività dei settori produttivi, un overview sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Molti gli indizi offerti dal rapporto, dall'impatto della crisi economica sul Pil italiano, al ruolo fondamentale delle esportazioni nel bilancio complessivo, fino alle nuove dinamiche industriali italiane inserite nel contesto europeo e le strategie per il futuro nei vari ambiti manifatturieri.

L’indicatore sintetico di competitività dei settori manifatturieri riferito al periodo di crisi 2008-2010 conferma che la farmaceutica, la chimica, insieme alla meccanica e alla fabbricazione di apparecchiature elettriche e non, figurano in tutti e tre gli anni nelle prime posizioni delle graduatoria della performance, raggiungendo nel 2010 oltre un quarto del valore aggiunto manifatturiero (27,4%).

A livello comunitario chimica e farmaceutica, insieme a prodotti di elettronica e ottica, compaiono figurano tra i pochi settori che hanno aumentato la propria quota di valore aggiunto. Il segmento "Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici" è 'leader' con 0,9%, con l'Italia a 0,8%; l'area "Fabbricazione di prodotti chimici" è a quota 0,8, con l'Italia che registra però una flessione pari a -0,1. In questo ambito, si registra la performance eccellente dell'Irlanda (10,1).

(Fonte: Chimici.info)


Al via Porte Aperte Green, spin off dedicato alla chimica sostenibile

02/05/2013

Nella Facoltà di Chimica Industriale di Roma è stata presentata la nuova edizione di Porte Aperte Green, spin off autonomo del progetto che pone al centro i temi della sostenibilità e della ricerca applicata al mondo della chimica, settore trasversale che riguarda tanto le tematiche ambientali (acque, aria, smaltimento rifiuti, nuovi materiali, riqualificazione energetica) quanto la ricerca di nuovi materiali riciclabili da impiegare nei diversi settori dell’industria manifatturiera, per Pmi o imprese artigiane.

Il progetto, realizzato da Cna Rimini in collaborazione con la Facoltà di Chimica Industriale, Ciri Energia e Ambiente, UniRimini, con il sostegno del Gruppo Hera, punta a mettere in rete imprese e università sui temi della ricerca e della sostenibilità. Si tratta di visite aziendali, per studenti ricercatori e assegnisti della facoltà di Chimica Industriale e del Ciri Energia e Ambiente, finalizzate a creare opportunità di inserimento per i laureandi e a far emergere esigenze specifiche delle imprese legate ai temi del riciclo, recupero, smaltimento, eco design, sostenibilità, riqualificazione energetica.

Queste esigenze saranno intercettate da interlocutori altamente formati in grado di restituire alle imprese, proposte di miglioramento delle proprie performance aziendali. L’insieme delle iniziative che accompagnano il progetto sono orientate alla promozione di una cultura delle reti in grado di contribuire alla crescita del territorio, attraverso la creazione di relazioni tra imprese, università, studenti, ricercatori, istituzioni. In uno scenario economico sempre più complesso e difficile anche per il territorio riminese, la sostenibilità, declinata nelle sue diverse applicazioni concrete, può diventare una leva strategica importante per consentire alle imprese di ridurre sprechi e costi e quindi di aumentare la propria capacità competitiva.

In particolare, la facoltà di Chimica Industriale, in rete con gli altri attori della Provincia di Rimini, tra cui Hera e le imprese di Cna, si propone di far conoscere studenti e competenze al mondo delle imprese sempre alla ricerca di risorse in grado di aumentare la propria capacità competitiva. Novità di quest’anno sarà la partecipazione alle visite di assegnisti e ricercatori, che avranno il compito, grazie alla loro alta formazione, di raccogliere le esigenze delle imprese cercando di proporre possibili soluzioni in grado di migliorare le performance aziendali.

Il progetto vedrà coinvolte imprese che hanno attinenza con la Facoltà di Chimica Industriale e il Tecnopolo di riferimento, senza escludere, tuttavia, quelle aziende che in ogni caso potrebbero beneficiare di interventi migliorativi in tema di sostenibilità, ad esempio attraverso il risparmio energetico. Nelle scorse edizioni, i risultati hanno evidenziato le potenzialità di Porte Aperte, in particolare le imprese hanno riconosciuto il valore dei laureandi offrendo loro, in alcuni casi, anche opportunità di collaborazione.

In generale il confronto informale, ma nel merito degli aspetti aziendali, crea un ambiente nuovo e fertile, utile alle imprese e agli studenti; tra le opportunità rilevate: intercettare concretamente alcune esigenze aziendali con il ricorso al tirocinio post laurea, o a tesi sperimentali; la reale possibilità per gli studenti presenti di potersi candidare per un eventuale tirocinio; creare un primo contatto con l’impresa anche in prospettiva; la possibilità per l’università di attivare collaborazioni (ricerca, analisi dei mercati).

Uno dei punti di forza di Porte Aperte green risiederà nel piano di comunicazione, che ha lo scopo di raccontarne gli attori e di diffondere le azioni del progetto per comunicare questa "buona pratica" presso la comunità e i media del territorio. L’insieme delle iniziative che accompagnano il progetto sono orientate alla promozione di una cultura delle reti in grado di contribuire alla crescita del territorio, attraverso la creazione di relazioni tra imprese


Biorecupero: plastica dagli scarti del pomodoro

02/05/2013

Pelli di pomodoro, code di gambero, bucce di limone. Sono alcuni esempi degli scarti agricoli e industriali che possono essere recuperati dai processi chimici. A dare loro una seconda vita, l'Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli che, dal 2005, recupera molecole da materiali destinati ai bidoni dell'immondizia trasformandoli in bioplastica, biofilm e biopellicole. Anticipando di due anni la normativa europea che ha reso obbligatorie le buste biodegradabili per fare la spesa. Una serie di sperimentazioni che ancora coinvolgono il centro di ricerche partenopeo e che, adesso, oltre alle bioplastiche si stanno focalizzando sul recupero di particelle utili per la salute e la cosmetica. Come, ad esempio, gli antiossidanti che possono essere estratti dalla bucce dei limoni.

All'inizio fu il pomodoro. Un ortaggio famigliare nella vita dei ricercatori del Cnr che, nei primi anni 2000, lavoravano insieme ad aziende locali al superpomodoro. Facendo ibridi con qualità diverse, come Roma e San Marzano, per migliorare le sue caratteristiche naturali. Esperimenti che, passati alla fase di lavorazione industriale, hanno iniziato a produrre anche una quantità considerevole di scarti. "All'improvviso", racconta Barbara Nicolaus, ricercatrice del Cnr di Pozzuoli, "ci ritrovammo con tonnellate di scarti di pomodoro da smaltire e ci sembrò naturale portarli in laboratorio". Un passo che diede il via a un progetto molto più ampio, diventando anche un programma di ricerca finanziato dal ministero dell'Istruzione per l'estrazione e la purificazione dei polisaccaridi contenuti nelle bucce dei pomodori. Polimeri che potevano essere riconvertiti in materiali ecodegradabili, come bioplastiche per fare sacchetti, teli, coperture per serre e terreni agricoli.

"Il pomodoro", spiega Nicolaus, "è un prodotto stagionale. Per questo è difficile pensare di poter assorbire la richiesta delle buste di plastiche per fare la spesa. Più conveniente, invece, fare con le bucce pellicole per le pacciamatura (una pratica di giardinaggio, ndr), oppure biofilm destinati all'agricoltura". Applicazioni che, al di là della convenienza economica, hanno aperto la strada a una vera filosofia del recupero dello scarto. "Gli esperimenti sui pomodori hanno acceso la lampadina. Da allora, infatti, abbiamo lavorato su molti altri rifiuti come, per esempio, gli scarti delle vinacce e dei crostacei".

Ultimi arrivati sotto la lente dei ricercatori, gli scarti delle lavorazioni del limoncello. E protagonisti delle ricerche 2013 dell'istituto di chimica con un progetto finanziato dalla Regione Campania. "Le bucce dei limoni sono ricche di licopene, un composto con caratteristiche antiossidanti. Si tratta di un ingrediente fondamentale e costoso per l'industria cosmetica e che quindi sarebbe molto conveniente recuperare da risorse che sono già a disposizione".

Bioraffineria: un bottino di scarti che, anche dopo il saccheggio chimico, potrebbe trovare nuove destinazioni. Ad esempio, nella sfera delle biomasse e del biogas. "Nei prossimi mesi", anticipa la ricercatrice, "sperimenteremo insieme a un'industria di Torino l'orizzonte dei biocombustibili. Usando gli scarti agroalimentari già processati per fare etanolo". (Fonte: Corriere.it)


Nasce un wiki dedicato alla chimica

02/05/2013

Insegnanti e studenti insieme per realizzare un "wiki" in cui condividere le proprie conoscenze di chimica. È questo l’interessante progetto curato da Chiara Francisci e Daniele Brioschi, due professori che si stanno dedicando con entusiasmo all’iniziativa: ?L'idea di creare un wiki si basa soprattutto sulla condivisione di conoscenze ed esperienze - racconta la professoressa Francisci - infatti lo spazio contiene informazioni, conoscenze e quant'altro nasce durante le lezioni di chimica nelle singole classi, condiviso poi con le altre classi. In questo modo si crea una sorta di diario di bordo: la chimica è una materia molto trasversale, pertanto i ragazzi sono stimolati attraverso lo strumento computer a creare e ideare testimonianze di quanto svolgono con mezzi nuovi e tecnologici. Grazie all'innovazione di questo metodo gli alunni si sono dimostrati da subito coinvolti, attenti e vivaci, rendendo il progetto un'esperienza davvero positiva?.

Lo spazio virtuale è un'appendice delle lezioni frontali in classe in quanto aggiunge e approfondisce gli argomenti e permette una bella interazione tra uno studente e l'altro e tra gli alunni e i professori, creando anche un buon confronto utile.

?La creazione del wiki ha dal primo istante coinvolto attivamente tutti i ragazzi - continua la docente - e senza dubbio si è rivelata un'esperienza splendida anche per coloro che avevano poca dimestichezza col computer: abbiamo infatti potuto notare grandi progressi con l'utilizzo del pc da parte di chi era un pochino impacciato all'inizio?.

Da sottolineare è il fatto che tale spazio è assolutamente sicuro e controllato poiché l'accesso non è pubblico bensì monitorato da parte degli stessi professori: ?Il wiki esiste nella migliore tutela per i ragazzi - dice il professor Brioschi - in quanto siamo noi stessi a controllare la possibilità di accesso che è sempre su richiesta: tramite una mail con credenziali e consenso, diamo il nulla osta per poter entrare nell'ambiente virtuale; cosa consentita solo agli alunni e a noi docenti. Questo perché, pur essendo un ottimo progetto didattico, non scordiamo mai che abbiamo a che fare con dei ragazzi minorenni che devono essere protetti?.

Uno spazio assolutamente positivo, insomma, che consente una crescita sia a livello di conoscenze che sia per le attività future: ?Il progetto sta volgendo al termine ma senza dubbio possiamo affermare che sono stati mesi intensi e produttivi - afferma la Francisci - e sicuramente verrà ripreso anche il prossimo anno, così da aggiornare i contenuti: in questo modo, nel corso degli anni si formerà un'enciclopedia di esperimenti, analisi e produzioni dei ragazzi. Visto in quest'ottica sarà sempre uno spunto perché di anno in anno ci sono sempre le basi ove prendere esempio?.

Si ricorda infine che il progetto partecipa al concorso Premio nazionale Federchimica giovani, promosso dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca. (Fonte: Federchimica.it)

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Chimica verde e agricoltura sarda investono sul cardo

02/05/2013

È un progetto che sviluppa un modello di relazione agro-industriale moderno, finalizzato alla realizzazione di una filiera radicata nel territorio, integrata e a basso impatto ambientale. Il progetto nasce dall'incontro tra le imprese agricole del Nord Sardegna e Matrìca, joint venture tra Eni Versalis e Novamont; la sua ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo accademico, come l'Università di Sassari.

Originaria del bacino del Mediterraneo, il cardo è una specie erbacea perenne che si adatta perfettamente ai climi caldo aridi. Vegeta nel periodo autunnale e invernale, ha un'ottima produzione di biomassa anche in assenza di irrigazione (da 15 a 20 t/ha) e di olio, materie prime per la "bioraffineria di terza generazione", che sta nascendo nello stabilimento Matrìca a Porto Torres e che produrrà intermedi chimici e bioplastiche. Dai risultati presentati nel corso dell'incontro emergono buone opportunità di reddito per il settore agricolo, nonché di rispondere ai rischi di abbandono di alcune aree, grazie alle filiere collegate alle bioraffinerie integrate nel territorio, nel rispetto della biodiversità locale.

"Il cardo", spiega Mauro Marchetti del Cnr di Sassari, "non è soltanto biomassa e olio, ma anche sostanze ad alto valore aggiunto, farina proteica e nettare". In questo modo la filiera del cardo ne incontra così altre due, quella del latte ovino e caprino e quella del miele: la prima potrebbe beneficiare della farina proteica, residuo dell’estrazione dell’olio dal seme di cardo prodotta nel territorio sardo, Ogm free e utilizzabile nell’alimentazione zootecnica; la seconda del nettare, raccolto dalle api per la produzione di miele di pregio.

"La sperimentazione in Sardegna, iniziata nell’autunno 2011 con la semina di circa 15 ha di cardo su terreni marginali della Nurra e a Ottana, è proseguita con la semina nel 2012 di ulteriori 180 ha su terreni non più coltivati da anni - spiega Salvatore Raccuia, del Cnr di Catania. "Su questi terreni il frumento non è più remunerativo: a fronte di un costo di produzione di 650 - 700 €/ha i ricavi, con 2 t/ha di granella prodotta, sono pari a circa 600 €/ha (dati Coldiretti 2010)". La produttività del cardo al primo anno di coltivazione nei campi sardi è stata di circa 11 t/ha di biomassa e 0,76 t/ha di seme. Quella stimata a partire dal secondo anno è di circa 17 t/ha di biomassa e 1,9 t/ha di seme. Consistente il margine per l’agricoltore: 280 - 380 €/ha, al netto di premi comunitari. (Fonte: Chimici.info)

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