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Chem-Med: appuntamento a settembre 2015 con la novità LabMed

02/10/2013

Chem-Med 2013, the Mediterranean Chemical Event, che si è svolta dal 24 al 26 settembre a fieramilanocity, si è confermata come l’unica manifestazione in Italia in grado di offrire una vetrina completa di prodotti, tecnologie, processi e strumentazione per l’industria del settore.

La fiera, unica nel suo genere nel nostro Paese, ha presentato infatti settori merceologici che comprendono apparecchiature, strumentazioni, software per il laboratorio (rappresentati dallo "storico" marchio RichMac giunto alla quarantaduesima edizione), oltre a materie prime, componenti, attrezzature per l’industria chimica e chimico-farmaceutica, soluzioni per la sicurezza industriale e del lavoro, camere bianche e attrezzature per ambienti in atmosfera controllata.

Chem-Med 2013 si è svolta in contemporanea con la quarta edizione di Nuce International, il salone internazionale per l’industria nutraceutica, cosmeceutica, functional foods & drinks e health ingredients, e Food-ing International, l’esposizione e conferenza dedicata agli ingredienti food & beverage per tutti i settori dell’industria alimentare e delle bevande. Complessivamente i tre eventi, che hanno occupato una superficie di 15mila metri quadri, hanno registrato oltre 8.000 visitatori.

Molto interesse hanno suscitato le sessioni congressuali, che sono state un’opportunità per discutere sulle tematiche di attualità del settore. In quest’ambito sono stati approfonditi, con la partecipazione di qualificati relatori, argomenti quali, ad esempio, le prospettive di sviluppo della spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR), il ruolo dell’ingegneria chimica nella creazione di nuovi principi farmaceutici, le problematiche dei brevetti industriali, la definizione degli scenari d’esposizione per una valutazione del rischio chimico, il ruolo della chimica verde nello sviluppo dei biocarburanti e l’applicazione del regolamento Reach a sette anni dalla sua entrata in vigore.

"Con l’edizione 2013, l’evento internazionale della chimica si è proposto sempre di più come punto di riferimento per gli operatori particolarmente interessati al grande mercato del bacino del Mediterraneo e, in particolare, per aziende e centri di innovazione tecnologica del comparto chimico, che richiedevano una manifestazione in grado di valorizzare l’importante contributo del nostro Paese al settore", ha spiegato Marco Pinetti, presidente di Artenergy Publishing, la società organizzatrice.

La prossima edizione di Chem-Med si terrà dal 22 al 24 settembre 2015, sempre a Milano e si preannuncia fin d’ora con grandi novità. Chem-Med tornerà ancora più rafforzata con LabMed, evento dedicato alla diagnostica e al laboratorio medicale. Le due manifestazioni beneficeranno anche del fatto di svolgersi nell’ambito degli eventi in programma per Expo 2015.


Realacci: "Puntiamo sulla chimica verde, settore italiano all'avanguardia

03/07/2013

Presente all'Assemblea di Federchimica, Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera e Presidente di Symbola, la fondazione per le qualità italiane, ha sottolineato che ci sono settori in cui "bisogna forzare"?. E uno di questi è proprio la chimica verde. Realacci ricorda che in passato "il nostro paese è stato uno dei più avanzati nei Personal computer. Poi però si decise che non si doveva investire sui Pc e abbiamo visto tutti come è andata. Analogamente ai Pc, oggi è nella chimica verde che siamo avanti ed è lì che dobbiamo puntare. Noi dobbiamo essere ciò che siamo capaci di fare".

Ed è proprio da Symbola che arriva la classifica dei settori manifatturieri in base al PIQ, il "Prodotto interno di Qualità" promossa con Unioncamere, che vede il comparto chimico registrare i più alti livelli di prodotto interno di qualità ma anche le migliori performance in termini dinamici. Il comparto chimico e farmaceutico registra una quota di PIQ pari nel 2011 al 59,6%, un valore nettamente superiore rispetto alle performance registrate dagli altri comparti manifatturieri, tanto da assicurargli il primato nella graduatoria decrescente stilata in base a tale risultati.

Secondo Symbola, la chimica rappresenta da sempre un’attività economica importante per l’evoluzione ed il funzionamento dell’intero sistema produttivo. Con l’avvio del processo d’industrializzazione, le innovazioni ed i risultati ottenuti da questo significativo settore economico, hanno trovato sempre più spazio e concretizzazione in tutto il sistema economico. Parliamo di una filiera molto composita (dalla fabbricazione di prodotti chimici alla produzione di fibre sintetiche ed artificiali), che ha progressivamente innovato i propri processi produttivi, come dimostrato dall’esperienza di molte aziende italiane, riuscite a trasformare le difficoltà indotte dalla crisi economica e dall’agguerrita concorrenza dei competitor, in nuovi ed ambiziosi progetti.

Il PIQ si inserisce nel dibattito internazionale sui nuovi indicatori di performance, orientato alla ricerca di nuovi strumenti complementari o alternativi al PIL in grado di valutare aspetti non direttamente collegabili alla produzione. Il PIQ non segue i filoni di analisi legati ai temi della felicità e del benessere di un sistema economico ma si propone piuttosto di evidenziare i progressi nella produzione di un valore aggiunto di qualità, ingrediente indispensabile per assicurare non solo il benessere attuale, ma anche quello delle generazioni future così come previsto dai criteri dello sviluppo sostenibile.

Il PIQ contribuisce quindi, da una parte, a mettere in evidenza i punti di forza e di debolezza del nostro sistema produttivo, dall’altra costruire un indicatore in grado di supportare il disegno delle politiche per la qualità e la competitività a livello internazionale, nazionale e locale. (Fonte: Federchimica.it)


Puccioni: impensabile la crescita sostenibile senza la chimica

03/07/2013

L’industria chimica avverte: la crescita deve arrivare presto ed essere sostenibile dal punto di vista economico, sociale, ambientale. "Altrimenti non si potrà parlare di una ripresa reale, in grado di rispondere alle sfide che dobbiamo affrontare". È quanto ha dichiarato Cesare Puccioni nel corso della sua relazione all’Assemblea annuale di Federchimica- Federazione nazionale dell’industria chimica. "Le sostenibilità - economica, sociale e ambientale - hanno bisogno l’una dell’altra, e tutte hanno bisogno della chimica" ha sostenuto Puccioni. "L’innovazione di prodotto o di processo creata dalla chimica si trasferisce ai settori utilizzatori, che possono così offrire un prodotto migliore o più economico rispetto alla concorrenza estera, spesso avvantaggiata dal basso costo del lavoro e da oneri inferiori per la tutela di sicurezza, salute e ambiente. Ecco perché la chimica e la sua industria devono avere un ruolo da protagonista nelle politiche di rilancio dell’economia del Paese".

"L’industria chimica in Italia - ha proseguito Puccioni - non è in crisi strutturale, perché negli ultimi dieci anni ha saputo realizzare grandi cambiamenti. L’incidenza delle sofferenze bancarie sui prestiti è la più bassa di tutto il panorama industriale e la redditività - anche se in deterioramento di circa 2 punti percentuali rispetto al 2007 - è quasi il doppio della media manifatturiera. "I forti investimenti materiali e immateriali rendono la nostra produttività - espressa dal valore aggiunto per addetto - del 50% superiore alla media, e possiamo così difenderci meglio dall’aggressività dei paesi emergenti. "Con 800 imprese che fanno innovazione basandosi sulla ricerca in Europa siamo secondi solo alla Germania - ha aggiunto Puccioni. "Nella chimica sostenibile e nella chimica da biomasse, la chimica italiana è sulla frontiera tecnologica e ha progetti industriali tra i più rilevanti al mondo. Ci siamo impegnati a fondo innovando e specializzandoci in molti settori; così la quota esportata è aumentata di 11 punti percentuali negli ultimi dieci anni e i saldi commerciali sono positivi in tanti comparti. Sono ormai oltre 130 le imprese con attività produttive all’estero, non trainate dalla delocalizzazione ma dall’opportunità di sfruttare nuovi mercati. Nonostante il rallentamento della domanda mondiale, le esportazioni sono cresciute rispetto al 2007 del 13,4% in valore, quasi il doppio della media italiana e in linea con molti altri paesi europei".

Risultati conseguiti nonostante un’oggettiva situazione di appesantimento normativo, burocratico, logistico, energetico: fardelli pesanti, che Federchimica denuncia da anni; tuttavia, la chimica si dimostra sostenibile anche nella capacità di adattarsi a un Paese come l’Italia.

Rivolgendosi al vice-presidente Tajani, che ha ringraziato per il grande impegno profuso, Puccioni ha auspicato che la manifattura possa tornare al centro delle politiche europee, in modo condiviso, tale da non frenare lo sviluppo delle imprese depauperando così l’economia e, quindi, i cittadini europei.

"La sostenibilità - ha concluso Puccioni - è un percorso concreto da perseguire con i fatti: occorre operare affinché le norme ambientali siano ad un tempo efficaci e non penalizzanti per la competitività dell’impresa. Federchimica è pronta a dare il suo contributo; abbiamo un dossier con specifiche semplificazioni da realizzare. Non sogni ma cose concrete, che si possono attuare presto, con trasparenza e rigore, a costo zero". (fonte: Federchimica)


Sequenziato il Dna del "batterio mangiapetrolio"

03/07/2013

La ricerca scientifica ha compiuto un nuovo passo importante in materia di 'biorisanamento', il processo che impiega batteri in grado di degradare gli idrocarburi per risanare ambienti inquinati da petrolio. È stato infatti annunciato nei giorni scorsi il sequenziamento del genoma completo del batterio "mangiapetrolio", isolato nel 1996 nella laguna di Venezia. Si tratta precisamente dell' 'Acinetobacter venetianus VE-C3', batterio marino che vive nelle acque inquinate e che ha sviluppato la capacità di metabolizzare composti come gli idrocarburi mitigandone le caratteristiche dannose per l'ambiente.

A ottenere la mappa genetica del batterio è stato un team di ricerca internazionale, coordinato da Renato Fani, associato di Genetica presso l’Università di Firenze, in collaborazione con l'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Research in Microbiology.

"Lo studio del genoma di Acinetobacter venetianus VE-C3", spiega Marco Fondi dell'Università di Firenze, "fornisce importanti informazioni sui meccanismi messi in atto dai batteri per adattarsi al particolare ambiente biologico in cui vivono; permette di comprendere i meccanismi alla base del metabolismo degli alcani e dell'adesione dei batteri alle gocce di idrocarburi (come il diesel) e di resistenza ai metalli pesanti".

Per ottenere il sequenziamento si è fatto ricorso a nuove tecnologie in grado di produrre un’elevata quantità di sequenze, che consentono di decodificare un intero genoma batterico senza informazioni genetiche a priori. "Grazie ai dati genetici e genomici ottenuti", spiega Ermanno Rizzi dell'Itb-Cnr, "è stato possibile ampliare le conoscenze dell'intero genere batterico Acinetobacter, rilevandone l’estrema diversità, rispetto ad altri batteri che pur appartenendo allo stesso genere, sono patogeni aggressivi per l’uomo". (fonte: Chimici.info)

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Il tessuto piezoelettrico usa la scossa per misurare

03/07/2013

Arriva dall'Italia il primo tessuto 'elettrico' filato in grado di produrre energia e sentire la più piccola pressione, anche la semplice caduta di una foglia. Flessibile, robusto e in grado di generare energia dai suoi stessi movimenti e vibrazioni. È il prototipo di tessuto realizzato dai ricercatori dell'Istituto di Nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (CnrNano). Costituito da fibre di polimeri piezoelettrici, il nuovo materiale è stato realizzato grazie a uno speciale metodo di nanofilatura dai ricercatori di CnrNano di Lecce e fa prevedere svariate applicazioni, dai dispositivi auto-alimentati alle interfacce dei futuri robot umanoidi. Lo studio è coordinato da Luana Persano dei laboratori Nnl di CnrNano, in collaborazione con l’Università del Salento, l’Istituto italiano di tecnologia e l’Università dell'Illinois e Northwestern, ed è pubblicato sulla rivista "Nature Communications". I ricercatori hanno sfruttato le proprietà piezoelettriche di alcuni polimeri, detti polivinilidenfluoruri. "Materiali che quando vengono sollecitati da una forza meccanica, allungati o compressi, producono ai loro estremi cariche elettriche", commenta la Persano. "Questa energia può essere immagazzinata o usata come segnale di una deformazione avvenuta. Il nostro prototipo è in grado di generare un segnale elettrico in risposta a una sollecitazione anche molto piccola, come quella indotta da un insetto che si posa sulla superfice, o la caduta di una foglia. Testato come sensore di pressione, il dispositivo ha fornito misure ultra-sensibili ma, prosegue la ricercatrice, integrato in sistemi più complessi ha potenziali applicazioni nel campo dell'elettronica portatile che si interfaccia con il corpo umano, come dispositivi di monitoraggio per la salute ed il wellness, o muscoli artificiali e tessuti ingegnerizzati". Per il tessuto piezoelettrico i ricercatori prevedono anche applicazioni nel campo della robotica umanoide. "L'eccezionale sensibilità del dispositivo permetterebbe lo sviluppo di sensori tattili di precisione, che possono rappresentare il primo passo verso la realizzazione di una pelle artificiale elettronica capace di mimare le caratteristiche fisiche e multifunzionali della pelle umana", spiega Persano. "Le speciali proprietà del materiale si devono a un metodo di elettrofilatura messo a punto nei laboratori di Lecce che ci permette di avere densi fasci di fibre estremamente allineate tra loro, e al contempo di orientare le catene molecolari di ogni fibra. In questo modo riusciamo a potenziare le caratteristiche piezoelettriche del polimero di partenza". Questa tecnologia è alla base del progetto Nano-Jets finaziato dal European Research Council presso Università del Salento e i laboratori Nnl di CnrNano di Lecce. Il dispositivo è innovativo sia per forma sia per proprietà. "I sensori disponibili finora, composti non da nanofibre ma da film sottili di polimero, hanno proprietà piezoelettriche meno marcate e più difficili da innescare, e di fatto non permettono di misurare pressioni al di sotto di un migliaio di Pascal circa, equivalenti al tocco di un dito", conclude la ricercatrice. "Il nostro tessuto rileva pressioni diecimila volte inferiori ed è prodotto con tecnologie a basso costo scalabili su larga area, perciò compatibili con processi industriali". (fonte: Federchimica.it)Testo da inserire


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